Qui di seguito troverete alcuni spunti e riflessioni nate in questi tre anni di attività sul municipio. Ho scelto come “slogan” per questa campagna elettorale “Giovani in Comune. Per chi vuole restare, per chi vuole tornare”. Queste sono alcune delle proposte, tutte interconnesse dal medesimo filo conduttore.
1
Decentramento
in favore
dei Municipi
Può apparire strano iniziare proprio da questo punto. Alcuni potrebbero storcere il naso in quanto proposta troppo tecnica e poco interessante per la vita quotidiana dei cittadini. In realtà è vero proprio il contrario. Dal conferimento di poteri e risorse effettive ai municipi passa un miglioramento della manutenzione ordinaria della nostra città. Un tempo ogni municipio aveva una sua squadra di giardinieri e di tecnici dedicati esclusivamente al territorio municipale. Oggi non è più così.
In tre anni di attività politica del Municipio Centro Est ho potuto constatare lo svuotamento del ruolo dell’ente municipale. Un piccolo esempio: ho presentato delle interrogazioni a inizio 2024, richiedendo informazioni sullo stato manutentivo di alcune infrastrutture cittadine.
Queste interrogazioni a distanza di un anno non hanno mai ricevuto risposta (nonostante la legge imponga un riscontro entro 30 giorni). Questo perché il municipio non ha le risorse per intervenire e il Comune non ha evidentemente l’interesse.
Tanti sono i giovani che partono, lamentando, tra le varie cose, che Genova è una città poco curata, dove una transenna può rimanere a copertura di un buco anche per mesi. Il senso di abbandono di vaste aree della città è evidente.
È fondamentale ripartire dai Municipi, con una riforma organica che gli restituisca capacità decisionale e autonomia gestionale, secondo i principi di un autentico decentramento amministrativo.
2
Un Centro Storico vivo e per la città
Il Centro Storico è già un quartiere relativamente giovane, seppur con popolazione in calo costante: con il giusto mix di proposte potrebbe essere un punto di ripartenza per nuovi e giovani nuclei familiari. Occorre però lavorare duramente per un miglioramento delle condizioni di vivibilità dei vicoli. Nonostante quello che la destra sostiene quotidianamente, la vita in molte parti del Centro Storico è peggiorata negli ultimi otto anni. Parlo con cognizione di causa, essendo un abitante di Via della Maddalena da tanti anni: diffusione incontrollata dello spaccio di sostanze stupefacenti, delinquenza diffusa, scarsa manutenzione del territorio (strade, illuminazione, ecc.) e presenza costante di roditori negli orari serali.
Le proposte della giunta Bucci non hanno portato agli esiti da loro sperati. Occorre ripartire da un nuovo modello di sicurezza urbana, basato anche sulla partecipazione e sulla prevenzione, e non unicamente sulla repressione dei fenomeni criminali. Occorre che il Comune recuperi i tanti spazi vuoti del centro, affidandoli ad associazioni o facendosene carico direttamente.
Il bonus affitti per chi decide di aprire un’attività sul territorio deve essere ripensato, investendo le risorse su quei territori che oggi stanno soffrendo e in favore di negozi e imprese che sono presidio del territorio. Incentivare l’ingresso in Centro Storico di giovani famiglie e studenti, concedendo garanzie sugli affitti e prevedendo eventualmente dei fondi per il recupero edilizio. È inoltre essenziale riportare gli uffici dei Servizi Sociali nei sestieri di Prè e della Maddalena, dopo il loro spostamento nel quartiere di Castelletto, così come a una programmazione pluriennale di interventi manutentivi e maggiori interventi di AMIU.
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Cultura, la grande assente da otto anni
Chi ha avuto l’occasione, nella vita, di lavorare in città come Milano ha potuto confrontarsi con un panorama culturale ricco e vario. Mostre, esibizioni, musica, laboratori sono appuntamenti quotidiani. Offerta culturale che a Genova è assai carente. Nulla di strano visto che per anni a Genova è persino mancato un assessore alla cultura e che eventi come il “Tricapodanno” vengono pubblicizzati come “offerta culturale”.
Se vogliamo una città attrattiva per i giovani, non a parole ma coi fatti, occorre ripartire anche da una vera offerta culturale, che parta dalla musica degli artisti di strada fino alla creazione di luoghi di aggregazione dove fare esposizioni, laboratori e concerti gratuiti. Contrariamente a quanto a volte si legge in giro, non basta avere il mare e un buon clima per essere attrattivi.
4
Emergenza abitativa
Tutti dicono che i giovani dovrebbero rimanere a lavorare a Genova. Nessuno parla però del fatto che gli affitti in città sono da anni in costante aumento. Giovani famiglie, anche con stipendi regolari, possono fare fatica a trovare alloggi a prezzi accessibili. Ricordiamo che oggi a Genova sono pendenti 1.600 sfratti esecutivi. Da un lato vi sono 800 nuclei familiari ancora in attesa di alloggio di edilizia residenziale pubblica (ERP) e, dall’altro lato, la presenza di circa 30mila alloggi sfitti.
Di questi circa 1.000 appartengono agli alloggi ERP. A fronte delle decine di milioni spesi dal Comune in progetti di dubbia riqualificazione (vedasi la Funivia del Lagaccio), l’Amministrazione comunale dedica solo 2.5 milioni l’anno per il recupero di immobili ed alloggi sfitti del patrimonio ERP comunale. Sono briciole rispetto alla reale esigenza del territorio.
Per dare un raffronto, il comune di Parma (che ha un terzo degli abitanti di Genova) ha investito più di 100 milioni negli ultimi tre anni nel progetto “Fa’ la casa giusta”, in interventi di riqualificazione e creando un fondo a tutela del rischio di morosità. Occorre aumentare l’offerta di ERP, investendo parimenti nell’attività dell’Agenzia Sociale della Casa che deve tornare alla missione per cui è nata. È necessario investire anche nella promozione dell’affitto a canone concordato, dando garanzie ai privati, che decidono di togliere le proprie abitazioni dal mercato degli affitti brevi.
5
Verde Pubblico
Partiamo da un dato di fatto: in questi otto anni il verde pubblico è stato abbandonato. Basti vedere tutti i ceppi tagliati, e mai sostituiti da nuove alberature, su tutto il territorio comunale. Anche il famoso Piano del Verde proposto dal Comune si è rivelato poi delle semplici linee guida, senza un budget a supporto e senza alcuna visione di riprogettazione del verde urbano. È importante capire che quando parliamo di verde in città non discutiamo di un elemento decorativo, di un “orpello”.
Il verde è la prima difesa contro il caldo sempre più estremo che sta colpendo il nostro territorio. Le barriere verdi sono concepite a tutela di tutti i soggetti più fragili, i bambini e gli anziani in primis, che subiscono gli effetti delle “isole di calore”. Investire sul verde pubblico è quindi un investimento per la salute nostra e dei nostri cari. Servono risorse e competenze (alias assunzioni), un vero piano del verde e una vera politica in tema di protezione ambientale. Una città grigia, senza parchi e verde, è una città che non potrà mai essere attrattiva per dei giovani.
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Sociale
L’emergenza abitativa è strettamente correlata alle politiche sociali. Le persone straniere, le famiglie a basso reddito, le persone senza dimora sono le categorie che presentano maggiore difficoltà nel trovare un’abitazione adeguata e nell’avere accesso alla residenza. Di conseguenza, sono le persone che maggiormente vedono negati i propri diritti, primo tra tutti quello alla salute.
I dati sulla città di Genova vedono un aumento della povertà assoluta, con 1 minore su 5 in condizione di povertà (osservatorio povertà Caritas): occorre quindi implementare i fondi per migliorare la presa in carico delle persone e famiglie da parte dei servizi.
Se aumentiamo l’accessibilità dei servizi per le famiglie, riduciamo la loro vulnerabilità: accesso agli asili nido e alla scuola dell’infanzia, centri estivi più accessibili a livello economico, ecc. Tali interventi contribuiscono non solo a livello economico per le famiglie vulnerabili, ma anche all’aumento dell’occupazione femminile.
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Infrastrutture
Ad ogni tornata elettorale il sì acritico a qualunque infrastruttura viene sventolato dal centrodestra in contrapposizione e un fantomatico partito del no, ma va detto una volta per tutte che su molti progetti infrastrutturali il centrodestra chiede a noi se siamo d’accordo a realizzare progetti che loro non sono riusciti ad avviare. A volte si ha la sensazione che il centrodestra preferisca parlare di infrastrutture più che realizzarle, e infatti ha inaugurato quasi esclusivamente progetti pensati e finanziati dal centrosinistra e molti sono i ritardi accumulati per errori, incapacità e forzature come per lo scolmatore del Bisagno o, oggi, la stessa Diga del Porto.
L’unico NO che come minoranza in municipio abbiamo sempre portato avanti è quello verso la funivia del Lagaccio, un territorio già fragile che non vedrebbe nessun beneficio dall’installazione di una funivia pensata solamente per uso esclusivo dei croceristi. Lagaccio, così come altri territori, ha bisogno di altri investimenti: servizi pubblici e di prossimità, trasporto pubblico locale più efficiente e con orari notturni estesi (così da disincentivare l’uso serale dei mezzi privati), aree verdi, ecc. L’unico investimento serio e ad ampio respiro eseguito a Lagaccio è stato il primo lotto del Parco della Gavoglio, finanziato nel 2016 dal Governo Renzi e dall’ex sindaco Doria. Occorre ripartire da lì: da quel progetto di partecipazione dal basso che ha prodotto un esperimento architettonico e sociale unico in Liguria.
